

QUATTRO NOVEMBRE 1966

Piazza Santa Croce – 4 Novembre 1966
Dante di marmo, poeta divino
guarda, sdegnato, l’immane casino
o fiorentini per avermi esiliato
prendete il fango che Dio vi ha mandato
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Erano le cinque del mattino di un giorno di festa piovoso, come lo erano stati i giorni precedenti, quando squillò il telefono, mio padre si alzò mezzo assonnato e andò a rispondere borbottando contro il disturbatore; alzata la cornetta udì la voce di mia nonna, che abitava al primo piano del palazzo accanto e che, poiché dormiva poco, era di solito incollata alla sua finestra che dava sulla strada, potevi vederla sempre a qualsiasi ora del giorno con la testa che sporgeva come una tartaruga dal suo guscio; mia nonna gli stava dicendo:
«Piero, sarà il caso che tu sposti la macchina, le fogne non ricevono e l'acqua copre il marciapiede».
Mio padre, posata la cornetta, aprì la finestra e guardò in strada e vide che veramente l'acqua era un po' troppo alta e disse:
«Ora telefono ai pompieri mi sembra che le fogne ricevano peggio del solito» e detto questo fece il numero ma nessuno gli rispose, allora decise di fare il 113 della polizia e gli rispose un poliziotto cortese che gli disse:
«Non preoccupatevi l'Arno è straripato nella zona di Rovezzano ma comunque vestitevi».
Fu quest'ultima frase e l'uggiolio del nostro cane che era nel giardino dietro casa che misero una pulce nell'orecchio a mio padre, andò ad aprire la porta della cucina che dava sul terrazzo dal quale si scendeva in giardino; appena aperta la porta il cane si fiondò in casa, mio padre guardò fuori e vide che l'acqua già sfiorava il bordo della terrazza allora esclamò:
«Altro che Rovezzano l'Arno è già qui; vestiamoci e cerchiamo di salvare il più possibile».
Detto fatto ci vestimmo rapidamente e cominciammo a spostare le cose basse sui tavoli, non pensavamo che l'acqua sarebbe arrivata molto alta poiché abitavamo a un pianterreno rialzato. Alcuni inquilini dei piani di sopra anche loro allarmati vennero a darci una mano e così, mentre l'acqua saliva rapidamente, trasportammo via cassetti con la biancheria, abiti presi a bracciate dagli armadi, i materassi dei letti e quanto di commestibile c'era in casa svuotando anche il frigorifero; si salvò un salottino in stile antico in quanto chi ci aiutava, avendolo trovato in mezzo, era nell'ingresso di casa, lo aveva portato fuori perché ingombrava; non potemmo fare di più perché l'acqua ci arrivava già alla vita, l'ultima altra cosa che si salvò fu una libreria che, alleggerita dai libri, uscì galleggiando dalla porta.
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Il racconto completo sul libro SOGNI DI NOTTI D'ESTATE