

Abstract di
IL REGNO DI LEONDORO
Luce e Tenebre
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CAPITOLO I
NUBI DI GUERRA
Il piccolo regno di Leondoro si stende in una grande valle protetto da una catena montuosa che lo circonda separandolo anche dal mare che è raggiungibile percorrendo una valle che si apre tra le montagne e in cui scorre un grande fiume che, sgorgando dagli alti monti del nord, attraversa tutto il regno fino a gettarsi nei mari del sud. Dalla pianura rigogliosa, in cui si alternano grandi appezzamenti coltivati e boschi, si sale dolcemente verso un altopiano che si estende sino ai piedi dei monti, il suo lato orientale termina con una parete a picco sul fiume talmente ripida e liscia che è impossibile scalare, a occidente si estende sino alle montagne che fanno da confine al regno; su questo altopiano sorge la capitale, una grande città circondata da alte mura fortificate, protetta a sud dai monti a cui è addossata e ad est si affaccia alla parete scoscesa che domina il fiume. Le case sono accorpate in isolati di sei abitazioni a due piani ognuna con il proprio giardino, questi isolati vanno a formare come due grandi scacchiere ai lati della grande strada che dalla porta della città arriva sino alla piazza antistante il castello reale, dimora del re e della sua corte, che domina la città. Le mura sono alte circa sei metri, sono costituite da due bastioni, uno esterno molto spesso in una particolare pietra molto resistente resa inattaccabile da uno strato vetrificato più duro del diamante, quello più interno, costruito con la stessa pietra presenta varie porte che danno accesso alle armerie, agli alloggiamenti delle truppe e ai magazzini di stoccaggio delle merci provenienti da tutto il regno, luce a questi locali è assicurata da lucernari aperti sul camminamento soprastante che unisce le due mura, protetti dalla stessa sostanza vetrosa che ricopre le mura; l’ingresso alla città e consentito tramite due grandi portoni ad arco che possono essere chiusi da paratie in acciaio a scomparsa dentro le mura, il tunnel che le collega è sorvegliato da sentinelle alloggiate in due garitte ai lati. Il castello è una costruzione fortificata a pianta quadrata la cui parete di levante è a picco sul fiume mentre a ponente si apre una porta protetta da un ponte levatoio per l’attraversamento di un profondo e ampio canale, alimentato da una sorgente, che va a gettare le acque nel fiume con una alta cascata spumeggiante; da questa porta si ha l’accesso alla strada che collega la cittadina presso i lontani monti dove sono le ricche miniere; il portone principale si apre verso la città, anche esso protetto dal ponte levatoio, sul culmine del portone sventola la bandiera blu con al centro lo stemma del regno, un grande scudo rosso con bordo dorato, all’interno dello scudo sette leoni alati fanno corona ad un drago fiammeggiante il tutto ricamato in filigrana d’oro, lo scudo è tra le zampe di un grifone in argento con le ali screziate di rosso. La facciata del palazzo domina una ampia piazza con al centro un obelisco di forma troncoconica che poggia su di un basamento a sette facce su ognuna delle quali è incastonato un leone alato color dell’oro, sul culmine dell’obelisco è posta la statua di un drago fiammeggiante rivolto verso il confine nord del regno. Sul tetto del palazzo un largo camminamento merlato, sul quale si vedono baliste e catapulte, circonda una elegante costruzione con ampie finestre ornate da mosaici in vetro colorato rappresentanti scene della vita bucolica della valle, il tetto è a forma di cupola dorata in cui si alternano spicchi in vetro a vari colori, sul cui culmine è posto un grande leone alato tutto d’oro, così lucido che ai raggi del sole sembra avere luce propria, sulla sua fronte è incastonato un grosso diamante, questo padiglione è l’appartamento privato dei sovrani del regno; ai quattro angoli del castello si alzano le alte torrette di vedetta con finestre a bifore. Dal retro del castello parte una lunga scalinata serpeggiante che porta sulla cima del monte dove si trova una costruzione a pianta quadrata, dal centro del tetto piano e merlato si alza una alta torre di vedetta che, dalle quattro ampie finestre sulla sua cima, domina l’orizzonte per molti chilometri sia verso la valle che verso il mare dove sbocca il grande fiume; sul culmine della torre è posto un faro la cui luce potente serve per l’invio di messaggi alle varie postazioni di sorveglianza nella valle, l’interno della costruzione è un tempio dalle pareti affrescate con scene di vita bucolica sulla parete di fronte all’ingresso una specie di altare sotto il quale si apre un grande vano chiuso da una porta a due ante in bronzo cesellato, sulla parete vi sono sette nicchie, con le statue di leoni d’oro alati, poste ad arco intorno ad una più grande con la statua in oro di un grande drago, sono i numi protettori di quel popolo. L’energia al grande faro e a tutta la città è fornita da due pale eoliche poste su due torri ai lati della costruzione; l’energia necessaria alla città viene prodotta anche da potenti turbine azionate dalla cascata che si getta nel fiume. Gli spostamenti rapidi delle sentinelle addette alla sorveglianza sono assicurati da un lungo binario su cui si muove un capace carro trascinato verso l’alto da robusti canapi azionati da un potente motore elettrico alloggiato in un vano ai piedi di una delle due torri.
Sei dimore signorili che fanno ala alla piazza, tre a destra e tre a sinistra, copiano in dimensione ridotta il castello, anche su queste il tetto è a forma di cupola sormontato dal leone alato tutto d’oro, ognuno di questi ha incastonata sulla fronte una pietra preziosa di colore diverso, Rubino, Zaffiro, Smeraldo, Ametista e Topazio e Perla, sono le dimore dei sei consiglieri del re, cariche che, come quella del regnante, sono ereditarie. La piazza nella parte anteriore è chiusa da robuste mura, che si estendono anche sul retro dei palazzi dei consiglieri, un grande portone ad arco da accesso alla strada principale.
Appena entrati dal portone ci accoglie un ampio ingresso, che può contenere oltre mille persone, sul fondo una scala a doppia rampa che porta su di una grande terrazza dalla quale i sovrani presiedono l’assemblea del popolo in occasione delle festività del regno; una porta a doppio battente sorvegliata da due armigeri con alabarda porta nella sala del trono dove il Re riceve i notabili del regno e amministra la giustizia. Ai lati del trono due porte che danno accesso agli studi privati del re e della regina, da queste stanze i sovrani possono accedere ai loro appartamenti tramite una scala interna la quale permette anche di scendere verso il piano terra. Ai lati dell’ingresso del palazzo a destra vi sono due porte la prima da accesso al posto di guardia l’altra agli alloggiamenti della servitù; a sinistra una grande porta da accesso alla sala dei banchetti in fondo alla quale si trovano due porte una da alle cucine e alle dispense mentre l’altra da accesso alle cantine sotterranee dove vengono conservati i vini pregiati prodotti dalle fattorie del regno. Al centro sotto la terrazza da un ampio portone a due ante a riquadri con bassorilievi rappresentanti scene con animali leggendari, si accede al salone da ballo in fondo al quale sono posti tre seggi al centro quello più alto per il re che è sormontato da una testa di leone d’oro con le fauci spalancate e un diamante incastonato sulla fronte, a destra quello della regina e a sinistra quello del guardasigilli del regno sormontato da una testa di grifone, accanto a questo una porta da accesso ad un vestibolo dal quale si sale al piano superiore; un soppalco posto sopra il portone di ingresso è la sede per l’orchestra; lungo le pareti divani e poltrone in tessuto damascato e alle pareti fanno bella mostra quadri, arazzi di grande pregio e armi di foggia antica, al centro del pavimento di marmo bianco con venature rosse e blu vi è un cerchio riportante lo stemma del regno; la parete alle spalle dei seggi è ricoperta da grandi lastre di marmo azzurro con variegature bianche tra le lastre sono inserite a contorno verghe d’oro, sulla destra dei seggi in una di queste lastre è incastonato un esagono inscritto in un cerchio tutto in metallo dorato, sui vertici dell’esagono vi sono scavate delle nicchie circolari con lo sfondo in argento, al centro sono incastonati leoni alati costruiti a mosaico con piccole pietre preziose di colori diversi, a partire dal vertice in alto le pietre preziose sono nel seguente ordine Rubino, Ametista, Zaffiro, Smeraldo, Topazio, Perla; al centro dell’esagono una nicchia uguale alle altre ma lo sfondo è oro e il leone è formato da piccoli diamanti incastonati, ogni nicchia ha un contorno, leggermente sporgente, in metallo smaltato di rosso con quattro piccole tacche, due sul diametro orizzontale e due su quello verticale; sopra a quel simbolo una nicchia uguale alle altre, ma con sfondo in oro, con intarsiato un grifone in argento con le ali screziate di rosso, sotto il simbolo una nicchia simile alle altre con sfondo blu all’interno sette piccoli leoni d’oro in cerchio e al centro è incastonato un drago fiammeggiante in oro. In alto su quella parete c’è il quadrante come di orologio con un’unica lancetta che però è ferma in verticale, sul contorno sono posti sei simboli di piccoli leoni, ognuno del colore di quelli nelle nicchie, in corrispondenza delle ore pari di un orologio. Ai due lati della sala, tre a destra e tre a sinistra, vi sono sei seggi in pietra destinati ai sei consiglieri, sulla seduta e sullo schienale vi sono cuscini in velluto blu ricamati in filigrana d’oro, gli scranni sono sormontati da teste di leone d’oro con le fauci spalancate, sulla fronte di ognuna di queste teste è incastonata una pietra dello stesso colore di quelle delle nicchie; sul trono del re compare la testa di un leone d’oro come le altre con incastonato un diamante.
Il re Leodarco è alto e, come tutti i maschi della sua razza, ha i tratti del viso che ricordano quelli di un leone con grandi occhi verdi con lampi dorati, una folta criniera fulva, in cui compare qualche ciuffo bianco, incornicia il suo capo, il corpo ancora slanciato e scattante nonostante l’età, è coperto da un’ampia tunica bianco ghiaccio con ricami in filigrana dorata e stretta in vita da una larga fusciacca in seta bianca ricamata a losanghe in fili d’oro con alle estremità due leoni alati stilizzati dello stesso metallo, sul petto della tunica è riportato un simbolo formato da un cerchio in argento con al centro un leone alato formato da piccoli brillantini su sfondo oro; le gambe nude sono ricoperte da una leggera peluria fulva come la criniera, ai piedi porta delle babbucce con la punta rialzata dello stesso colore della tunica e con gli stessi disegni in filigrana, in testa porta una semplice corona in oro a sette punte ciascuna sormontata da un piccolo leone alato e alla base di ogni punta sono incastonate pietre preziose come quelle sulle teste dei leoni sugli scranni.
Si trova nel suo studio e passeggia nervosamente in attesa del guardasigilli per prendere gravi decisioni perché dai confini del regno giungono notizie poco rassicuranti, pare che il regno di Tenebroso, al di la dei monti, si prepari ad invadere la valle. Ad un tratto la porta dello studio si apre ed entra il guardasigilli del regno, ha la criniera completamente bianca ed una lunga barba candida che quasi si confonde con il bianco della tunica che riporta sul petto uno simbolo formato da un cerchio all’interno del quale è ricamato un grifone in argento con le ali screziate in rosso su sfondo oro; alla vita una fusciacca, simile a quella del Re, di colore porpora ma senza ricami. L’anziano consigliere dopo essersi inchinato attende di essere interpellato; il sovrano lo guarda preoccupato e gli chiede:
«Leandro, che notizie mi porti, vedo dall’espressione del tuo viso che devono essere terribili».
«Maestà» risponde Leandro con una voce in cui traspare tutta l’angoscia che prova «Le notizie che porto sono più gravi di quello che si pensava, sei giorni fa fummo avvisati di strani movimenti di truppe nel regno di Tenebroso e pareva si dirigessero verso il confine; ora ho ricevuta la notizia che due giorni fa gli eserciti hanno sbaragliate le truppe di guardia al confine e con loro una cappa grigia si estende dove passano ed oscura il sole e in mezzo a questa nebbia volteggiano grandi draghi neri dagli occhi di fuoco, ma il peggio è che i tuoi eserciti perdono la volontà di combattere e vanno ad ingrossare le schiere nemiche guidate dal tuo fratello che fu esiliato per il suo tentativo di colpo di stato, lui ha giurato di conquistare questa città e di passare a fil di spade te, la tua consorte e i tuoi figli; è lui che guida la grande armata con un manipolo di soldati oscuri che paiono invincibili, cavalca un destriero alato nero come la notte con gli occhi rossi come la brace che mandano lampi di fuoco, arriveranno qui nel giro di pochi giorni».
«Questo castello è ben protetto e le truppe sono le migliori di tutto il regno non potrà certo batterle».
«Ti sbagli mio sire quei soldati sono capaci di sbaragliare una intera guarnigione, sembrano invincibili, poi ci sono quei draghi che sprigionano dalla loro bocca quella nebbia malefica; non c’è che una soluzione, devi lasciare la città con tua moglie e i tuoi figli».
«Non posso abbandonare il mio popolo e la mia città, combatterò e se sarà destino che io muoia difendendo il mio popolo sia così».
«No sire il tuo sacrificio sarebbe inutile tu devi vivere e più di tutto devono vivere i tuoi figli; ti rivelerò un segreto che per secoli è conservato dalla mia famiglia, ma prima voglio ricordarti la leggenda delle origini del nostro popolo e la nascita del regno».
«Allora dimmi ho sempre avuto sempre grande stima della tua saggezza e quindi ti ascolterò e se ciò che mi dici potrà salvare il regno seguirò il tuo consiglio».
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